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“Dietro ogni formaggio c’è una comunità, e sostenere quella comunità significa investire nel futuro dell’Umbria”

A pochi giorni dalla chiusura a Vallo di Nera della 22esima edizione di “Fior di Cacio”, il principale appuntamento dedicato all’arte pastorale e alla produzione lattiero-casearia dell’Umbria, che mai come quest’anno ha visto protagonista Slow Food e i suoi Presìdi, al centro di incontri, degustazioni e momenti di confronto sul futuro della pastorizia e delle produzioni casearie di qualità, il vicepresidente di Slow Food Italia, Federico Varazi, invita a guardare oltre il prodotto e a riflettere sul ruolo strategico che la filiera lattiero-casearia può svolgere per il futuro delle aree interne umbre.

Quando parliamo di formaggio – osserva – rischiamo spesso di parlare soltanto di formaggio. Ci concentriamo sulla produzione, sul mercato, sui prezzi del latte, sui costi. Temi certamente importanti, ma chi vive le campagne sa bene che dietro una forma di pecorino o una ricotta c’è molto di più“. Per il vicepresidente di Slow Food Italia, dietro ogni prodotto caseario si nasconde una rete di relazioni umane, ambientali e culturali che rappresenta un patrimonio fondamentale per la regione.

C’è un allevatore – dice – che ogni giorno attraversa i pascoli, una famiglia che ha scelto di restare in un territorio difficile, un paesaggio che continua a essere curato, saperi tramandati da una generazione all’altra e una comunità che continua a vivere del proprio lavoro“. Da qui nasce una domanda che, secondo Varazi, dovrebbe orientare le politiche future. Ovvero: “Quale ruolo si vuole affidare alla filiera casearia nello sviluppo dell’Umbria?“.

Forse – prosegue Varazi – la questione non è quanto latte riusciremo a produrre nei prossimi anni, ma quale modello di sviluppo vogliamo costruire. L’Umbria ha costruito la propria identità sull’equilibrio tra natura e presenza umana. I suoi paesaggi sono il risultato di secoli di lavoro agricolo e pastorale. Se oggi parliamo di bellezza, biodiversità e qualità della vita è anche grazie a chi continua a presidiare le aree montane e collinari, spesso lontano dai grandi flussi economici“.

In questa prospettiva, gli allevatori assumono un ruolo che va ben oltre la produzione. “Non sono soltanto produttori di latte, ma custodi dei territori, manutentori del paesaggio, protagonisti di una presenza umana che tiene insieme economia, ambiente e coesione sociale“. Per questo una politica realmente lungimirante dovrebbe riconoscere il valore complessivo di questo lavoro. “Non solo ciò che arriva sul mercato, ma anche ciò che resta nei territori: i pascoli mantenuti aperti, la biodiversità conservata, il rischio idrogeologico ridotto, le comunità che continuano ad abitare le aree interne“.

Un tema che richiama da vicino l’impegno che Slow Food porta avanti da anni a sostegno delle piccole produzioni e della biodiversità agricola. “Il futuro delle piccole produzioni non può essere la rincorsa alla quantità“, afferma il vicepresidente nazionale di Slow Food. “La competizione sui volumi favorisce inevitabilmente altri modelli produttivi. La forza dell’Umbria sta invece nella sua unicità: nelle razze allevate, nei prati pascolo, nelle erbe che cambiano da una vallata all’altra, nelle tecniche casearie tramandate nel tempo e nelle differenze che rendono un formaggio espressione autentica di un luogo“.

Se la competitività di un territorio passa proprio dalla capacità di valorizzare la propria identità, “il valore va cercato nella qualità, nell’identità e nella capacità di raccontare una storia autentica. Ciò che rende competitivo un territorio non è la sua somiglianza agli altri, ma la sua diversità“. La biodiversità, inoltre, non deve essere considerata una semplice eredità del passato. “Troppo spesso la osserviamo con uno sguardo nostalgico. In realtà rappresenta una straordinaria opportunità per il futuro. Lo dimostrano molte esperienze nate intorno alle produzioni tradizionali, alle razze locali e ai Presìdi Slow Food. Quando una comunità riconosce il valore delle proprie risorse, queste diventano motore di sviluppo, reddito e occupazione“.

Il rischio è quello di misurare il successo esclusivamente attraverso gli indicatori economici tradizionali. “Possiamo avere aziende più grandi – avverte Varazi – ma territori più vuoti. Possiamo produrre di più ma avere meno comunità. Possiamo aumentare l’efficienza ma perdere biodiversità. La vera sfida è costruire un modello capace di generare benessere diffuso“. Un benessere che riguarda gli agricoltori e i casari, ma anche i giovani che scelgono di restare o tornare nelle aree interne, i consumatori che cercano cibo buono, pulito e giusto e i territori che custodiscono paesaggi, cultura e biodiversità.

Il futuro della filiera casearia umbra – conclude Varazi – non si gioca soltanto nelle stalle o nei caseifici. Si gioca nella capacità di riconoscere che dietro ogni formaggio c’è una comunità. E sostenere quella comunità significa investire nel futuro dell’intera regione“.

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Successo per “Fior di Cacio 2026”, Slow Food Umbria e i suoi Presìdi conquistano il pubblico 

C’è stato qualcosa di nuovo quest’anno nell’edizione 22 di “Fior di Cacio” a Vallo di Nera, che ha reso ancora più verde questo cuore dell’Umbria: la “casa Slow Food” che ha festosamente ‘occupato’ il complesso del Convento di Santa Maria e accolto centinaia di visitatori facendo loro conoscere le storie e il gusto del cibo buono pulito e giusto che hanno il volto di tanti piccoli produttori che custodiscono la biodiversità e le tradizioni del loro territorio.

Il Mercato dei Presìdi è stato per due giorni il luogo d’incontro dove condividere il racconto e le esperienze di un’agricoltura di resistenza e di comunità.  Slow Food Umbria ha portato a Vallo di Nera prodotti di alta qualità, ma soprattutto storie di persone, territori e tradizioni da custodire, in un viaggio del gusto che ha attraversato tutta l’Umbria attraverso i Presìdi Slow Food: 
– la Lumachella orvietana, il Fagiolo secondo del Piano di Orvieto 
– la Fava Cottòra dei colli amorini
– la Fagiolina del Trasimeno
– la Roveja di Civita di Cascia, il Grano saraceno e la Ricotta salata della Valnerina 
– il Mazzafegato e il Vino Santo da uve affumicate dall’Alta Umbria,

insieme ai produttori del Mercato della Terra di Umbertide. Ospiti d’eccellenza, Presìdi e storie dal Lazio e dalle Marche: Cacio Fiore della Campagna Romana, Giuncata dei Monti Reatini, Lonzino di fico, Cicerchia di Serra de Conti, Fava di Fratte Rosa.  E nello spazio degustazioni al primo piano, grandissima partecipazione hanno avuto i due appuntamenti di sabato 13 e di domenica 14 giugno.

Nel primo, coinciso con la festa di Slow Food Day, uno speciale aperitivo che ha proposto tutti i Presìdi umbri in una preparazione creata appositamente da Flavio Orsini referente di grande esperienza della Fagiolina del Trasimeno che ha anche spiegato al pubblico la missione dei Presìdi e l’importanza del progetto per i territori.

Domenica, grandissima affluenza per “A tavola con Slow Food e i piatti del Paniere umbro”, un vero e proprio percorso gastronomico attraverso la regione, con la polenta di Grano Saraceno della Valnerina, condita con il Presidio caseario del Cacio Fiore laziale, poi la Roveja di Civita di Cascia e il Mazzafegato dell’Alta Valle del Tevere, tutti Presìdi Slow Food, come per finire la Lumachella Orvietana.

Queste due giornate di Fior di Cacio – sottolinea la presidente di Slow Food Umbria, Alessandra Cannistrà – sono un esempio partecipato e stimolante delle potenzialità di un progetto di “comunità del cibo” in cui tutti i portatori d’interesse, produttori, associazioni e istituzioni collaborano per rendere chiaro e concreto il messaggio che un modo diverso di produrre, comunicare e scegliere il cibo, è possibile ed è prospettiva reale di economia sostenibile e duratura.

Due giornate che ci danno la conferma di quanto il progetto dei Presìdi Slow Food, nato negli anni Novanta dalla visione precorritrice di Carlo Petrini, sia realmente strategico per la nostra regione, “cuore verde d’Italia”. Prima di tutto perché costituisce uno strumento sperimentato di conservazione della biodiversità, di tutela degli ecosistemi naturali che sappiamo come siano l’attrattiva di quella economia rurale e turistica in cui risiede l’unico, spesso, ma anche il migliore futuro per territori altrimenti svantaggiati; e poi in quanto si rivela sempre più uno straordinario mezzo di comunicazione del valore dell’alleanza tra i produttori e chi vuole scegliere il cibo perché buono (qualità) pulito (sostenibilità) e giusto (equità/solidarietà)”.

Un grande ringraziamento quindi a tutti quelli che hanno partecipato e animato la “casa Slow Food” e ai colleghi di Onaf per lo spirito di assoluta condivisione. E un profondo riconoscimento a Camera di Commercio dell’Umbria, al Comune di Vallo di Nera per averci voluto come partner in questo importante progetto e a Slow Food Italia che ha concesso il patrocinio”. 

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A Vallo di Nera per “Fior di Cacio” i Presìdi Slow Food celebrano 40 anni di biodiversità

Con il convegno “InItaly. Pascoli, prodotti e innovazione: esperienze e modelli di sviluppo a confronti”, a cura del Corso MICO (Made in Italy, Cibo e Ospitalità) dell’Università per Stranieri di Perugia in collaborazione con Slow Food Umbria e Camera di Commercio dell’Umbria, ha preso il via sabato 13 giugno all’Auditorium di Santa Caterina d’Alessandria di Vallo di Nera l’edizione 22 di “Fior di Cacio”, il principale appuntamento dedicato all’arte pastorale e alla produzione lattiero-casearia dell’Umbria che andrà avanti fino a domenica 14 giugno nel suggestivo paese-castello in Valnerina.

L’edizione 2026 segna un importante salto di qualità grazie anche alla collaborazione tra Camera di Commercio dell’Umbria e Slow Food Italia. Una sinergia che consolida il ruolo della manifestazione come punto di riferimento nazionale per la valorizzazione delle produzioni casearie tradizionali, della biodiversità agroalimentare e dei territori rurali.

La pastorizia non è una pratica del passato, ma una risorsa strategica per il futuro delle aree interne – spiega Federico Varazi, vicepresidente Slow Food Italia – Fior di Cacio lo dimostra raccontando il legame profondo tra biodiversità, paesaggio, qualità alimentare e comunità locali. Come Slow Food siamo orgogliosi di patrocinare una manifestazione che mette al centro il lavoro dei pastori e il valore dei pascoli, proprio nell’Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori e nel quarantesimo anniversario della nostra associazione. Difendere queste produzioni significa tutelare biodiversità, cultura e opportunità di sviluppo per i territori montani”.

L’avvio di “Fior di Cacio” coincide anche con lo Slow Food Day che sarà celebrato con degustazioni e iniziative dedicate ai Presìdi umbri e ai principi del cibo “buono, pulito e giusto”, con un appuntamento alle 12 dedicato al racconto dei Presìdi umbri, mentre alle 18 è previsto l’Aperitivo con Slow Food, degustazione narrata accompagnata da un calice Slow Wine, grazie alla collaborazione di Flavio Orsini, referente del Presidio della Fagiolina del Trasimeno, che proporrà una preparazione gastronomica sintesi dei Presìdi umbri e del cibo buono pulito e giusto per tutti.

Lo spirito è quello di “costruire un dialogo col cibo che ci permetta di uscire dalla condizione di consumatori per diventare artefici: di scelte, di azioni, di significati“. “Questo Slow Food Day – afferma Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia – ha un valore speciale: cade nell’anno in cui l’associazione festeggia i 40 anni dalla sua nascita e rappresenta la prima occasione per rinnovare il nostro impegno nel solco tracciato dal nostro fondatore, Carlo Petrini. La sua visione, il suo carisma e il confronto costante che ha sempre offerto al movimento restano per noi un punto di riferimento prezioso”.

Principale novità dell’edizione 2026 di “Fior di Cacio”, lo Spazio Slow Food, allestito presso il Convento di Santa Maria e animato da Slow Food Umbria, un contesto dedicato alle produzioni di eccellenza e a rischio di estinzione che, per l’intera durata della manifestazione, accoglierà produttori provenienti dall’Umbria e da altre regioni italiane alla Mostra Mercato dei Presìdi Slow Food.

L’Umbria cuore verde d’Italia – sottolinea Alessandra Cannistrà, presidente di Slow Food Umbria – non è uno slogan come i visitatori potranno sperimentare a Fior di Cacio 2026. Nel Mercato di Slow Food i Presìdi racconteranno la biodiversità dell’Umbria attraverso gusto e aromi, uno diverso dall’altro come la varietà dei suoi paesaggi verdi. In Umbria la produzione di cibo è strettamente collegata alla diversità naturalistica, culturale e storica dei territori dalla dorsale appenninica alle valli che l’attraversano, ai sistemi collinari che addolciscono il paesaggio. Può costituire un ambito di economia anche turistica che possa dare un futuro ai giovani che vogliano tornare ad impegnarsi nel territorio d’origine. Oltre a Slow Food Day festeggeremo anche i 25 anni del Manifesto Slow Food a sostegno del formaggio a latte crudo, un tema di impegno legato alla tutela e alla valorizzazione della biodiversità e alla riscoperta della pastorizia rilanciata da Slow Food attraverso la Scuola di perfezionamento per la pastorizia estensiva di Calascio. Un’esperienza innovativa che porta la tradizione nella contemporaneità”.  

Numerosi gli appuntamenti esperienziali e degustativi organizzati in collaborazione con Slow Food Umbria presso il Convento di Santa Maria – Casa Slow Food. Tra questi spicca “I Mille Matrimoni del Formaggio”, educational multisensoriale dedicato agli abbinamenti tra formaggi, vini e Presìdi Slow Food, in programma sabato 13 giugno alle 19.30 e domenica 14 giugno alle 10.30 e alle 19.30, a cura di Promocamera – Camera di Commercio dell’Umbria con la conduzione dei Maestri Assaggiatori ONAF.

Domenica 14 giugno, dalle 12 alle 14, sarà invece la volta di “A tavola con Slow Food e i piatti del Paniere umbro”, percorso gastronomico che vedrà protagonisti alcuni dei prodotti simbolo della regione, dalla Lumachella Orvietana al Grano Saraceno della Valnerina, alla Roveja di Civita di Cascia, al Mazzafegato dell’Alta Valle del Tevere, tutti Presìdi Slow Food.
 
L’edizione 2026 di “Fior di Cacio” prevede per l’intero fine settimana un articolato programma di incontri, approfondimenti, percorsi di degustazione, laboratori, show cooking, attività all’aria aperta e iniziative per i bambini, proponendosi come palcoscenico privilegiato per la biodiversità e l’arte pastorale umbra e italiana. Accanto alle attività dedicate ai Presìdi Slow Food, Fior di Cacio 2026 proporrà per tutto il fine settimana un ricco programma di incontri, approfondimenti, laboratori, show cooking, percorsi di degustazione, attività all’aria aperta e iniziative per bambini, confermandosi come una delle più importanti vetrine nazionali dedicate alla biodiversità agroalimentare, all’arte pastorale e alle eccellenze del patrimonio rurale italiano.

“Fior di Cacio 2026” è realizzato dal Comune di Vallo di Nera con il contributo del Gal Valle Umbra e Sibillini, della Regione Umbria, di Promocamera – Azienda Speciale della Camera di Commercio dell’Umbria, del Consorzio BIM Nera e Velino, della Provincia di Perugia, del Progetto Fenice; e con il patrocinio del Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, della Provincia di Perugia, della Provincia di Terni, di Slow Food Italia e la collaborazione di Pro Loco di Vallo di Nera, Onaf – Organizzazione Nazionale degli Assaggiatori di Formaggio, Slow Food Umbria e FIDSPA.
 

Per ulteriori informazioni:
www.fiordicacio.com

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