
“Il recupero dei prodotti antichi come risorsa per l’Amerino” è il titolo della tavola rotonda che venerdì 2 ottobre alle 16 nella Sala del Ridotto del Teatro Sociale di Amelia, già candidato UNESCO 2026 nella Rete dei teatri condominiali all’italiana del Centro Italia, apre la seconda edizione del festival Amerino Tipico, che per tre giorni celebra l’eccellenza e l’identità agroalimentare e paesaggistica del territorio con un ricco programma di degustazioni, incontri e itinerari guidati tra piccoli produttori, frantoi, cantine e aziende agricole.
L’incontro, moderato da Marco Filippucci, docente dell’Università degli Studi di Perugia e responsabile del progetto Amerino Tipico, e organizzato in collaborazione con la Condotta Slow Food Terre dell’Umbria Meridionale, metterà al centro il cibo come chiave di lettura del territorio, con una riflessione sulle possibili sinergie tra comunità, produttori e istituzioni per costruire un modello di sviluppo capace di tenere insieme sostenibilità, turismo rigenerativo, economia locale e tutela della biodiversità.
Al confronto parteciperanno Avio Proietti Scorsoni, sindaco di Amelia, Luigi Cremona, critico enogastronomico e storico curatore della guida “Alberghi e Ristoranti d’Italia” del Touring Club Italiano, talent scout di chef e ideatore del Premio “Emergente”, Paolo Arice, fiduciario della Condotta Slow Food Terre dell’Umbria Meridionale, Mauro Gramaccia, referente per il Servizio di Salvaguardia della Biodiversità regionale di interesse agrario del Parco Tecnologico Agroalimentare dell’Umbria (3A-PTA), oltre a rappresentanti delle istituzioni e dei produttori impegnati nel recupero di prodotti e ricette della tradizione amerina.
Al centro del confronto ci saranno alcune delle produzioni e preparazioni che raccontano una parte meno conosciuta, ma profondamente identitaria, della cultura alimentare dell’Amerino: dalla Fava Cottòra all’Acciaccata di Fornole, dalla Fregnaccia con le verdure al Paneforte all’Amerina, dall’Olio alla Melangola di Ricci al vino Tostolello della Cantina Zanchi.
Spazio anche al progetto della Condotta Slow Food Terre dell’Umbria Meridionale dedicato all’Olio Capperato e al Cucuncio, ricette legate alla tradizione dell’epoca romana e oggi oggetto di un percorso di recupero che coinvolge anche il Frantoio Suatoni. L’obiettivo è quello di trasformare questi prodotti, ricette e saperi non soltanto in testimonianze del passato, ma in elementi di una nuova proposta di promozione territoriale, capaci di raccontare l’Amerino attraverso la sua storia agricola, la biodiversità e il rapporto tra comunità e paesaggio.
“Il convegno che apre il Festival – chiarisce il sindaco, Avio Proietti Scorsoni – è una scelta di indirizzo politico. Vino, olio e prodotti tipici sono una parte essenziale della nostra identità e una leva concreta di sviluppo economico, turistico e sociale. I prodotti al centro del confronto, sono gli stessi che i visitatori ritroveranno nelle tante degustazioni del programma del festival. Dietro ciascuno di essi ci sono aziende, famiglie e giovani imprenditori che custodiscono il territorio e lo rendono riconoscibile.
Voglio ringraziare in modo particolare la Condotta Slow Food locale, che con passione e competenza sta facendo ciò che per troppo tempo è mancato: mettere insieme tanti produttori, farli dialogare, trasformare singole eccellenze in una comunità. È un lavoro prezioso, che l’amministrazione riconosce e intende sostenere. Il nostro compito è accompagnare questo percorso, creando le condizioni perché la qualità diventi valore economico e opportunità di lavoro. Anche per questo, vogliamo fare di Amerino Tipico un appuntamento strutturale, capace di crescere anno dopo anno e di rafforzare la rete tra Comuni, produttori, associazioni e operatori”.
A sottolineare il valore di questo patrimonio è anche Paolo Arice, fiduciario della Condotta Slow Food Terre dell’Umbria Meridionale.“Un territorio obliato – dice – che può trarre vantaggio dall’essere stato dimenticato dai grandi flussi turistici e dall’industrializzazione. Uno scrigno da difendere e da cui trarre linfa vitale: l’Amerino dei boschi, delle tradizioni, della buona tavola, del silenzio”. Una prospettiva che trova nel recupero delle varietà, delle ricette e dei saperi locali un possibile strumento per dare nuova centralità alle comunità e alle produzioni dell’area.



















